Il Parco del Cardeto

Catastrofi naturali e tragedie causate dagli uomini hanno fatto sì che il centro storico di Ancona venisse, più o meno consapevolmente, dimenticato da larga parte degli abitanti della città. Solo alcune persone nel corso del tempo, hanno mantenuto in qualche modo viva la memoria di questi luoghi, tra i quali il Parco del Cardeto.

La guerra ha aperto grandi vuoti nello spazio urbano, soprattutto nella zona del Guasco e delle aree circostanti. Talvolta si è scelto di lasciare tutto come 70 anni fa, altre volte si è scelto di ricostruire con discutibili risultati, sempre è mancato un progetto urbanistico unitario.

L’area che va dal colle Guasco, con la cattedrale di San Ciriaco, il Colle dei Cappuccini e il Monte Cardeto e oltre fino a  via Panoramica, ha avuto una sorte segnata in positivo dall’essere soggetta, in larga parte, a servitù militari. Immediatamente ai piedi del Guasco troviamo la chiesa di San Sebastiano e San Gregorio Illuminatore. Il titolo di San Gregorio ci rimanda all’anno 1847, quando entrarono nella chiesa le Monache Benedettine Armene (San Gregorio Illuminatore è il santo patrono dell’Armenia). Ma la chiesa era legata già da secoli alla nazione Armena se nel 1570 il mercante armeno Giorgio Morato commissionò la Madonna con bambino e santi al pittore Girolamo Siciolante da Sermoneta che trovò posto nell’altare della chiesa di San Sebastiano e che nel 1811 fu asportato dai francesi per essere portato a Brera da dove, vista la mancanza di spazio, fu collocata nella sagrestia della chiesa di Calcinate in provincia di Bergamo dove ancora si trova… (questa è un’altra triste storia che accomuna tanti paesi delle Marche e dell’Umbria e di cui parleremo un’altra volta). Le Monache Armene rimasero nella chiesa fino al 1898. A lato della chiesa si estendeva il convento, che già nel 1835 iniziò la sua funzione carceraria. Dopo il sisma del 1972 e l’abbattimento dell’edificio, sono iniziati i lavori di scavo dell’anfiteatro romano. Oltre l’avvallamento costituito dall’Anfiteatro, si sale di nuovo, verso il Colle dei Cappuccini. E’ da questo punto che entriamo nell’area del Parco del Cardeto.capoebreitre

Tutta l’area di cui stiamo parlando è il luogo dove si sono avuti i primi insediamenti umani della città di Ancona. In particolare ai piedi del Colle dei Cappuccini, tra via dell’Ospizio e via del Faro si trovava un insediamento protovillanoviano (X-IX secolo a.C.) in seguito occupato da popolazioni Picene. Sulla sommità del Colle sorgeva la rocca di San Cataldo, iniziata dal Malatesta e completata dal Cardinale Albornoz, che gli anconetani distrussero nel gennaio del 1383. Nel 1554 in quell’area vennero costruiti la chiesa e il convento dei Cappuccini (dai quali il nome del Colle), in seguito divenuti la Caserma Stamura. L’Università Politecnica della Marche aveva mostrato un interesse per l’edificio a patto di poterlo raggiungere con una strada, ma lo scorso 25 novembre il Comune di Ancona con un atto di Giunta ha dato il nulla osta alla vendita della ex Caserma da parte dello Stato, attraverso la società Invimit Sgr. Oltre alla Caserma sul Colle si innalzano due fari: quello usato attualmente e il vecchio faro del 1859, nelle vicinanze del quale si trovano alcune batterie del periodo post-unitario. Per alcuni anni il vecchio Faro è stato tenuto aperto da Legambiente, ma da tempo è chiuso perché necessita di lavori di restauro.

campoebreiquater Tra il Colle dei Cappuccini e il Monte Cardeto si estende il Campo degli Ebrei, l’antico cimitero ebraico. Datano al 1428 i primi documenti relativi alla destinazione di questo luogo ad area cimiteriale per la fiorente comunità ebraica anconetana. In origine confinava con il campo della Mostra, l’attuale Piazza Malatesta, poi venne allargato nel 1462 e nel 1711 fino ad occupare lo spazio odierno. La parziale sistemazione dell’area ha permesso di localizzare, soprattutto nella parte più bassa, numerose lapidi, tra le quali alcune, le più recenti, in lingua italiana. Il muro ottocentesco che cinge il camposanto dal lato verso la città è stato restaurato e utilizzato come un marciaronda che sale fino al belvedere, a ridosso della porta che conduce al Faro, in modo da permettere una visione d’insieme del luogo. L’area cimiteriale è stata ridotta di circa 10 metri rispetto alla strada che sale a ridosso del mare. Nell’area a ridosso del muro lato città è cresciuto negli anni un boschetto di olmi che è stato mantenuto come pure molte delle essenze presenti nell’area del Parco. All’interno del Campo sono state ricollocate anche le poche lapidi che rimanevano sul ciglio della rupe e quelle molto più numerose  (circa 70) che, rovinate a mare, sono state recuperate e per molti anni sono state depositate in un’area del cimitero ebraico alle Tavernelle. Alcune casermette presenti nelle adiacenze del Camposanto ebraico erano state trasformate nel cosiddetto Deposito del Tempo, ma la mancanza di cura e manutenzione le ha fatte ripiombare in una condizione di degrado. Dalla parte opposta di queste Casermette è giunto ormai alla fine il restauro della Polveriera Castelfidardo, a cui manca in sostanza solo l’arredamento della sala che dovrebbe essere stato affidato con una gara. Sempre nelle vicinanze si trova l’ex infermeria quadrupedi della caserma Villarey che è stata restaurata ed è utilizzata dalla Facoltà di Economia della Univpm di Ancona. L’area del Parco continua verso le fortificazioni settecentesche fino all’ingresso sud che si trova al di sopra dell’ex ospedale Umberto I. In questi anni la popolazione ha preso coscienza della bellezza e dell’importanza di questo luogo. Uno degli aspetti più affascinanti risiede proprio nella presenza di questo importante parco, insieme naturalistico, archeologico e storico, all’interno della città. E’ mancata però una continuità nel far vivere alla città e anche ai possibili turisti tutta questa bellezza.

Campo degli ebrei

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