la vita è un lampo – terza puntata

la vita è un lampo – terza puntata

E allora via di corsa dalla Gertrude.

La sola idea di immergermi nella sua atmosfera, accendere il fuoco nel grande camino al piano terra e starsene lì davanti,  attratto dalle fiamme,   era diventata la mia massima aspirazione. Al massimo avrei letto un libro, ascoltato musica, non avevo  intenzione di fare altro.

Non so perché ma mi bastava poco per sentirmi appagato.

– Dotto’ a me chi me sembra che te  stai troppo a riposa’. te posso  fa’ na domanda ‘ndiscreta?-

– Vai Tonina , fammi questa domanda.-

– Ma sì sposato tu? – mi chiede  puntandomi il pelapatate.  Sa che adoro il pure’ di patate  e me lo prepara  quasi ogni giorno – No , scusa se te lo chiedo sa’, perché a me me pari  tanto un bellomo e non vedo a tu’ moje.-

– Sono stato sposato, se proprio lo vuoi sapere –  rispondo con un mezzo sorriso –  non era quello il modo e il momento  di farle una confidenza  – ma non e’ andata bene,  Tonina.- E lei di rimando – Scusa sa’ se te lo chiedo, eh? Ma c’hai fiji?-

No, non ho figli, non ne ho mai voluti, dico, o forse  mai avuto il tempo per rifletterci sopra.

– I fiji se fanno, nun se pensano –  dice , mettendo le patate dentro la pentola – quanno cominci a pensacce è già sbajato  – ribatte gesticolando con le mani bagnate che adesso si asciugava nel grembiule – dev’ esse istintivo.-

– Si forse e’ cosi Tonina, a me d’ istinto non m’ è mai venuto  de fa’ fiji –  ho ripetuto ridendo. – sono sempre stato perso nel lavoro. –

Lei mi guarda con le mani appoggiate sui fianchi il viso piegato di lato, come se aspettasse una sorta di  confessione  – E adesso te mancano vero?  Che fai qui da solo? Pensa se c’ avevi i fiji o i nipoti cum’ era allegra ‘sta casa.-

La guardo incredulo. Si stava davvero impicciando troppo. Tuttavia rispondo calmo.

– Credi ?  Nooo, invece penso che non me la sarei neanche fatta questa casa. I figli non sono sempre una gioia.

– E che ne saie tu se non l’hai fatti? – chiede  ridendo. Rido anch’io. Rido del suo modo naturale di affrontare la vita e sento che ho ancora molto da imparare. In altri luoghi e momenti  avrei dibattuto e detto che ne sapevo  piu’ di lei  dato che ero vissuto in una tipica famiglia italiana del dopoguerra  e che   avevo  sofferto troppo al punto da non voler ripetere l’esperienza.  Mi ero gettato anima e corpo nel lavoro. Punto. Lavoro che  era stato finora l’unica soddisfazione della mia esistenza. Tuttavia ho solo il fiato per dirle:  – Le famiglie del mulino bianco non esistono, Tonina. Mi basta vedere quelle vere e sapere che non e’ tutto rose e fiori.-

 

 

Subito dopo il restauro  avevo invitato una mia cara amica con le sue due figlie adolescenti. I primi giorni erano trascorsi serenamente. Paola e io avevamo ritrovato quell’atmosfera complice dei tempi dell’ università, ridevamo, ci schizzavamo con l’acqua e rileggevamo insieme “ La montagna Incantata ” ,  ma poi  comincio’ a piovere e le ragazze  cominciarono a  lamentarsi  perché  si annoiavano , volevano tornare  a Milano , se ne stavano nelle loro postazioni fisse davanti al computer a chattare istericamente con improbabili fidanzati. Paola era divisa tra me e loro,  indecisa tra il ritornare a Milano e aderire  al solito  ruolo  di  autista/gendarme,   o caricarle   sul primo treno e  godersi  il resto della   vacanza. Poi,  con la morte nel cuore diceva di  essere  costretta a partire  – Scusami sai ma tu non hai figli non puoi capire.- aveva concluso acida.

Tonina aveva replicato ancora più acida:-  Chilla dotto’ voleva fa’ la cova, glielo dico io – cercando una spiegazione piu’ razionale  alla sua improvvida fuga – ha visto che non c’ era trippa pe’ gatti e sì fatta le valigie.-

– Non dire queste cose Tonina , Paola e’ una mia cara amica, solo un po’ nervosa  forse.-

– Sarra’-

 

Eppure sentivo che la presenza di persone in quella casa, magari di vecchi amici che a Milano vedevo raramente, mi avrebbe fatto senz’ altro bene. Cosi , decisi di proseguire negli inviti. Avrei ospitato coppie e single di ogni età’ , amici e pseudo amici , sicuro che ne avrei  tratto giovamento psicologico,   se non altro sarebbe stata l’ occasione per riallacciare contatti e riabilitare la mia figura di fedifrago sciupatore incallito di femmine sfascia famiglie. Anche se non dovevo rendere conto  a nessuno delle mie azioni, a parte mia moglie, verso la quale avevo pagato un conto più che congruo, di tutto il resto del mondo potevo fregarmene altamente. E invece no.

La mia morale a giorni alterni  si rivolgeva  una volta versus il fedifrago:   dovevo essere redento agli occhi di tutti e  una tale macchia doveva essere lavata una volta per tutte,  ma l’altra parte di me si augurava che non cedessi al buonismo imperante. Marika meritava il mio tradimento perchè  chi la fa l’ aspetti. Si, Marika mi aveva tradito più volte, solo che era stata più  furba di me a non farsi scoprire, l’ avevo saputo dopo la separazione, in uno di quei rari momenti di sincerità della mia ex moglie. – Ti ho amato solo all’inizio, quando eravamo giovani, poi sei stato una delusione continua. Ma se credi di essere stato l’ unico a tradire ti sbagli, ti ho fregato anch’ io e l’ ho fatto con molto piacere.-

Trovavo difficile spiegare a tutti la cosa. Non e’ che potessi  mettermi al telefono e precisare la mia posizione. La mia cara, ormai vecchia, Marika, lo dicevo più che altro  per vendicarmi, mi aveva abilmente incastrato, sin dall’inizio. Come avevo potuto essere così idiota da sposarla?

Così, nel dar corso agli inviti i primi a rispondere erano stati due  miei ex compagni di scuola single incalliti. Il primo, Francesco, aveva trascorso la prima parte delle sue vacanze  da funzionario statale qui a casa dalla Gertrude mentre nella seconda progettava di andare  in Tessaglia imbarcandosi da Ancona, quindi a soli  trentacinque chilometri da casa mia.  Lo vedevo preso dai  suoi libri illustrati della Grecia classica, le mappe costellate di croci rosse  e blu, e mi spiega che gli servivano a distinguere i luoghi mistici da quelli profani, dove puoi bere l’ Uzu e ballare il sirtaki.

Avevamo toccato molti argomenti, soprattutto quelli riguardanti la nostra classe del liceo, i cui alunni sembravano destinati ad un mirabile futuro e  poi invece  avevano perso il lavoro, il che ci faceva sentire dei miracolati. Ci siamo salutati con l’ augurio di risentirci presto.

– Hai fatto bene a comprare questa casa, amico. Sembri un’ altro- dichiarò, prima di salutarmi.

 

Dopo solo una settimana arriva  Simone Carta,  tornato di fresco  dalla Thailandia  dove vive ormai gran parte dell’anno assieme ad una donna che non ha nessuna intenzione di definire  compagna  anche perché si tratta di una relazione aperta , mi spiega – aperta a cosa? –  beh, ad altre esperienze e  relazioni. Un modo per non delimitare confini.

Simone, un bel ragazzo pieno di inventiva ma con una brutta storia di droga alle spalle, non so quanto conclusa.3

Al tramonto , davanti ad un bicchiere di birra fredda , sorseggiato seduti fuori sul giardino  di fronte a migliaia di girasoli che  sembrano lì ad ascoltarci, Simone mi spiega  quella che è  la sua filosofia di vita, racchiusa in brevi semplici parole: – Più ami meno ti amano, ergo fatti amare e non amare mai-  si riferisce  alle donne in generale con cui ha avuto rapporti tormentati da sempre. Il suo discorso mi intriga, mi scuote dal torpore pre prandiale. Stavo così bene che ad un certo punto mi metto a cantare, e lo faccio alzandomi dalla sedia e gli punto l’indice contro.

– No caro amico, non sono d’ accordo, parli da uomo ferito… te la ricordi questa di  Marco Ferradini? –

Mi guarda sorpreso. – Ma che, Teorema?-

– Bravo! – dovevo essere un filo allegro dopo il mio secondo bicchiere di birra –  Ascoltandoti mi è venuta in mente –

E lui : – Non ti facevo così…mi stai sorprendendo. Figo! Pensavo che questa idea del casale qui nelle Marche fosse una delle tue solite trovate, ormai ti conosco,   lo so che sei creativo ma poi sei anche strano di tuo, non ci si capisce un’acca.-

– Un po’ come te  con le donne! – esclamo ridendo.

– Eh sì – risponde lui un filo imbarazzato – dondola la testa –   stessa dinamica più o meno.  Sai quando avanzi con l’età….. –
– Avanzi con l’età! – lo interrompo.
– ……Si dai , man mano che vai su con gli anni, insomma,  ti rendi conto che la vita è un attimo e che non puoi impegnarla con niente e nessuno.  Insomma devi fregarla,capisci? Non farle credere che ci tieni  troppo.- Mi stende la mano e me la mette davanti alla faccia, fa sempre così quando mi deve dire qualcosa  –  È come con il rapporto con una donna, si!  Se le fai capire che ne sei innamorato sei fregato per sempre.-
– Tu con le donne c’hai avuto sempre problemi di amore e odio, e anche con la vita in generale, dati i tuoi trascorsi.-  dico –  alzandomi per andare a tagliare dei rami della quercia che si erano seccati. In presenza di un filo di vento potevano caderci in testa.

– Si forse si! Amo tutte alla follia ma le temo pure.-

– Prendi una donna, trattala male – cominciai a cantare – lascia che ti aspetti per ore… e quando la chiami, fallo come se fosse un favore… dai te la ricordi? –

– e stai sicuro che ti amerà! – seguita  lui… – accidenti non mi ricordo, come fa?-

– chi … meno ama, no! chi e’ meno amato amore ti dà , e allora si vedrai che ti amerà – cantavo brandendo il ramo di quercia e lo puntavo sul mio amico – chi meno ama è il più forte si sa…-

Tonina nel frattempo era sbucata fuori dalla cucina, forse aveva sentito tutta la conversazione, forse no, la cosa non mi destava alcuna preoccupazione. Trovavo tutto questo estremamente naturale, da qualche tempo  la  sua presenza  era divenuta più assidua, anche se il suo  salario era sempre lo stesso, l’ equivalente a Milano di una domestica a giorni alterni,  lei era qui tutti i giorni mattino e sera,  a stare sola in casa si annoiava,diceva,  –  i fiji so grandi ormai è ora che me fanno i nepoti. –   Compariva con modalità  e tempi da teatro, coglieva  le pause delle conversazioni  e si presentava nei momenti salienti, con un vassoio di salumi e formaggi che spesso si portava da casa:   ” ecco qua dotto’ me so’ permessa de’ portavve qualcosetta da magna’ si c’ avete fame”.

A volte riscuoteva persino  applausi, quando non mormorii compiaciuti tipo ” ma dove l’ hai trovata  questa ?” ” che grande!”  Non fosse per lei e la Gertrude non so cosa avrei fatto.

Mi sentivo coccolato come non mai, ero ritornato bambino.

Ad un certo punto Simone Carta riceve una telefonata e comincia a parlare in inglese. – Hi darling! ya ya, no, I’m in Italy sure, at my friend’s ya, no my dear. Fine darling. See you.-

Chiude la conversazione. Era lei, la sua amica dalla Thailandia. – E’ così tranquillizzante stare con lei, è asiatica non ti stressa mai.-

Annuisco. – Sono contento per te. –

Dopo qualche minuto riceve una seconda telefonata. – Si ciao. No,no. No! Sono qui da un amico, non lo conosci siamo qui nelle Marche – pausa – e allora? Faccio quello che mi pare non devo rendere conto a nessuno di quello che faccio. E allora? Ma vai a cagare! –

Tonina ritorna con una vassoio, questa volta di frutta. Anguria e melone fresco.

– Grazie Tonina- faccio io e lei  va via  in silenzio ma prima guarda Simone in maniera truce. Non credo che gli piaccia.

Mangiamo la frutta e dopo un po’ dice: – È Arianna la mia ex. Che gran rottura di coglioni le donne italiane! – fa sbattendo il pugno sul tavolo.

– Ma quante ne hai, scusa? –

–  Ma no ma con lei ho chiuso porca l’ oca! Solo che abbiamo un figlio dài, Si chiama Daniele. Ha tre anni . Mi rompe perché vuole che  faccia il padre, siccome ora sono in Italia dice che lo devo guardare io.-

Mi apro un’ altra birra. Dico: – Mi sembra giusto.-

–  Eh sì la fai facile tu- risponde seccato – tu la fai sempre facile, a te tutto ti è cascato dal cielo.- mi dice mentre mi guarda e non mi guarda, sapeva di pronunciare parole senza senso.

– Oh Simone ?! Ma cosa dici? Ma quanti anni hai , ma da quanti anni mi conosci? Ancora sta’ storia che per me è stato tutto semplice?   Ancora dici questo nonostante sappia tutto? E per che cosa avrei avuto vita facile, sentiamo.  Per cosa,  per quei quattro soldi che mi hanno lasciato i miei che non sono mai stati miei? Ma a che prezzo, te lo ricordi  o te lo devo rammentare? Ma perché ogni volta che ti vedo va a finire in questo modo con te che me  ne combini una e poi mi dici che a me tutto viene più facile?  La testa Simone, la testa! Dove ce l’ hai?  – sbatto il bicchiere sul tavolo  – A me tutto facile, fanculo, a me, proprio a me! –

Sorride di sguincio e dice – Allora parli da uomo ferito anche tu, lo vedi?-

– Fanculo Simone, fanculo. Ma quale ferito, quale ferito? Dici parole a vanvera!Hai cinquant’anni e ti comporti da sedicenne, vai in Thailandia c’hai la ragazza che non ti stressa e chissà cos’altro e qui hai un figlio di tre anni ,Simone. Hai un figlio Simone,  capisci? –

Simone reclina il capo e mi dice: – Sei diventato un saggio, ti sei fatto vecchio, prima non parlavi cosi…-

Sospiro profondamente, con lui c’è poco o molto da fare non lo so mai nemmeno io. È’ sempre stato così.

–  Dai, vieni, forza- lo prendo per un braccio –  Andiamo a farci una passeggiata , a quest’ ora l’aria è stupenda e ci schiarisce le idee.-

 

 

 

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