Lorenzo Lotto, geniale visionario

Si tratta di una delle più belle opere dipinte da Lorenzo Lotto, la Pala di Santa Lucia conservata nella Pinacoteca civica di Jesi a Palazzo Pianetti, commissionata nel 1523 dalla confraternita di Santa Lucia,la più ricca della città, che gestiva l’ospedale accanto alla chiesa di San Floriano.  Dopo  lunga gestazione, forse per la difficoltà di essere pagato, Lotto era sempre a corto di soldi, la tavola venne consegnata, cioè nove anni dopo,  nel 1532.
Di lui  e della sua vita di ragazzo si sa poco, nasce a  Venezia intorno al 1480 , pare da  famiglia mercantile.

Ma quel che si può immaginare è il contesto di quel periodo, siamo in pieno Rinascimento, in un fervore culturale di ampio respiro e forse irripetibile, la città vive dei fasti della Serenissima, gode dei proventi dei suoi ricchi commerci e Costantinopoli è caduta da trent’anni, consegnando alla città molti preziosissimi testi in lingua greca che Aldo Manuzio avrà cura di ristampare. Tutto parla greco. Ma è anche la Venezia del Bellini e del Giorgione, del Tiziano e Sansovino.   In un contesto simile, per un  veneziano autentico  come Lorenzo, forse la città è un pò troppo affollata ,  a differenza di pittori che vengono dai monti come Tiziano o dalla campagna come Giorgione che rimangono elettrizzati da quel clima culturalmente ricco,  forse  Lotto di Venezia ne ha fin sopra i capelli. E cosi emigra. Di lui si è detto che fosse saturnino e malinconico, che non fosse attaccato al denaro e al potere come Tiziano, che lo avversò in tutti i modi :  “ O Lotto ,  come la  bontà buono, e come la virtù virtuoso…. “ scrisse l’Aretino per suo conto.

Si può  pensare che Lorenzo Lotto invece si sentisse  superiore a questa sorta di vanità terrene? Che fosse  un anarchico ante litteram?  Forse  era  proprio la sua scarsità di mezzi a portarlo  nella cupezza e malinconia….:   “ solo, senza fidel governo, et molto inquieto della mente”, scrisse ad un certo punto della sua vita.  Probabilmente l’unica cosa che gli importava  veramente era  la sua pittura. Un uomo sempre in fuga da se stesso , tuttavia nient’affatto semplice   come  lo descrive  il Vasari,era solo   uno che scompaginava le carte, il che non è mai un buon metodo per avere successo.
Quando si guarda la Pala del Lotto non si può non notare Lucia e il suo dito che indica il cielo,  sembra  una che la sa lunga e la vuole anche raccontare. Lei è una donna che argomenta, Lucia/Lux   illuminata dalla luce e perciò divina, che dice a Pascasio come la pensa. Pascasio è  il proconsole romano di Diocleziano, certamente non un imperatore tollerante. Lucia, che  ha parlato con sua madre  afflitta da una malattia e poi guarita grazie alla fede verso Sant’Agata, decide che non si sposerà, rimarrà vergine e i suoi averi li lascerà ai poveri. E questo, per il potere romano, familista e patriarcale,  è  dopotutto il vero sacrilegio. E’ stato detto che i cristiani   dei primi secoli dopo Cristo  furono   perseguitati perché il loro linguaggio era rivoluzionario:    davano spazio agli ultimi,  alle donne e ai poveri. Fù solo  in seguito, quando il Cristianesimo si fece dogma ,  diventò patriarcale e familista ,  che  Costantino lo  accettò come religione dell’Impero.
Lucia è  ancora la minaccia  al potere costituito , lei che non la smuovono nemmeno tredici buoi a cui sarà legata per essere condotta al lupanare,  ci insegna che quando si crede in qualcosa niente e nessuno deve scalfirci. Qual’è la santità di Lucia, dunque, se non la sua risolutezza? Il raggio divino che scende su di noi quando non sappiamo nemmeno da dove proviene certa forza.   L’uomo che ci guarda, l’unico in questa galleria movimentata di personaggi,  pare invitarci ad entrare nella scena ma non solo, sembra volere la nostra opinione, ha uno sguardo da “ e voi che ne pensate?”,  nel suo sorriso vagamente ironico e distaccato,  da vero elemento ultraterreno del contesto. E’ Lorenzo stesso che domanda?
Perché Lorenzo in tutta la sua vita  di domande  deve essersene  fatte molte , da qui la sua fama di uomo inquieto. Forse non trovava nemmeno molti con cui interfacciarsi e sicuramente cercava nelle Marche quella serenità d’animo che il suo bellissimo paesaggio suscita anche adesso  e dove trovò quella  semplicità nei rapporti umani, una spontaneità e verità nella fede che né Roma né Venezia era in grado di fornirgli.

Era molto interessato  all’astronomia/astrologia e all’alchimia. Era  un neoplatonico, come molti artisti e letterati dell’epoca, e ciò  non fa di lui un uomo così pio e devoto come è stato maldestramente “dipinto”.
Resta inoltre da sottolineare che nel  XVI secolo  fosse in atto una vera e propria rivalutazione della figura femminile, che nel Cortegiano di Baldassar Castiglione prende la parola e stimola la discussione e il ragionamento.


Una Lucia da visitare e da contemplare,  nella bella cornice di quella galleria Pianetti a Palazzo Pianetti di Jesi, che per la sua bellezza è anche chiamata la

” piccola Versailles”.

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