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Necessaires de voyage..ovvero lo splendido spreco

Il viaggio rappresenta una forma di splendido spreco e, in alcuni casi, di cura dell’anima.

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Noi italiani siamo debitori nei confronti dei viaggiatori stranieri di quegli sguardi della lontananza e delle annotazioni estetiche tramite le quali una scena paesaggistica o uno scorcio urbano tendono a presentarsi alla nostra mente con effetti spaesanti. Si dice che la firma della pace di Cateau-Cambrésis tra  Francia, Spagna e Inghilterra nel 1559  abbia favorito una continua migrazione intellettuale verso l’ Italia. Per il nuovo gentiluomo valicare le Alpi non significa più inseguire la gloria delle armi, né tanto meno sfidare l’ignoto in lidi sconosciuti e in terre vergini. Il nuovo viandante è sovente un giovane, a volte poco più di un adolescente, accompagnato da un tutore e, a seconda del censo familiare, da un più o meno nutrito stuolo di servitori. Nella formazione universitaria della gioventù inglese come dei fiamminghi, si avverte la necessità di passare dal vecchio metodo deduttivo, che trae conclusioni da premesse stabilite a priori, a quello empirico conoscitivo, pragmatico sperimentale che formula le debite conclusioni osservando direttamente  la natura delle cose e dei fenomeni. Nel suo insieme l’Italia che appare al viaggiatore moderno è la terra delle grandi tradizioni, il più antico e grande museo all’aperto, il giardino di delizie, il paradiso dei sensi. A termini come travel o journey si preferisce il tour, il giro, la libera circolazione degli uomini e del sapere, il Grand Tour, come verrà più avanti definito. La comparsa del libro Italienische Reise di Goethe nel 1816 sancisce nel titolo stesso, l’avvio di una scoperta artistica, antiquaria, topografica e antropologica dell’Italia. I pellegrini romantici alla Byron trasformano l’Italia in un palcoscenico nel quale il viaggiatore, assumendo la posa da vate, si sente protagonista e attore di un dramma sospeso fra estasi e nostalgia. Fino a diventare un turista pittoresco o un poeta turistico. I viaggiatori del nuovo mondo, come Henry James, Edith Warton o Herman Melville definiscono l’Italia “Il paese delle rovine“.  Ciò nonostante, a partire dalla metà dell’Ottocento, schiere sempre più nutrite di scrittori e artisti americani scelgono Roma o Firenze, Napoli o Perugia. The Marble Faun di Hawthorne diventa una sorta di guida per i propri connazionali, oltre ai racconti italiani di James come “Ritratto di Signora“. In definitiva i “necessaires des voyages” in Italia sono innanzitutto una grande curiosità intellettuale, unita ad una forte predisposizione all’arte e al sogno. Chi viene in Italia è conscio nel sapere che verrà colto da imprevisti che potranno essere piacevoli o spiacevoli, tuttavia lasceranno per sempre un segno indelebile nella loro esistenza e faranno del viaggio in Italia l’emblema della nostalgia.

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