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Paesaggio e Memoria

John Ruskin, ai suoi studenti di Oxford  ( Lectures of Art, 1870) dichiarava: “Sanno godere del paesaggio solo le persone colte, educate dall’arte che li circonda (musica, letteratura, pittura) ma anche dalla pratica di azioni significative. Essi troveranno un piacere intenso nel paesaggio del loro Paese per il suo valore di memoria, perché lo vedranno come sigillo e premio della persistenza di un’alta vita nazionale” perciò “Una nazione merita il suolo e gli scenari che ha ereditato solo se, con tutte le sue azioni e le sue arti, si preoccupa di renderli ancor più gradevoli per i propri figli.” E ancora “Il paesaggio è il volto amato della patria.

John Ruskin (1819- 1900) dedicò al tema del paesaggio un’attenzione straordinaria, anche perché in quei tempi l’Inghilterra stava conoscendo una forte industrializzazione che la stava trasformando. Per lui il paesaggio dipinto riassume la storia, l’essenza e le finalità spirituali della pittura, ma il paesaggio vissuto va inteso in piena continuità con quello esplorato da poeti e pittori, e non ha senso ammirare e proteggere i quadri di paesaggio se non sappiamo rivolgere eguali cure ai luoghi reali che essi rappresentano. Il paesaggio riflette e determina l’ordine morale, e perciò è il luogo chiave della responsabilità sociale: in esso le istanze sociali e politiche del presente sono obbligate a misurarsi coi valori della natura, della bellezza e della memoria, né possono rinunciarvi senza tradire se stesse. 

Dice Salvatore Settis: “Il paesaggio è il grande malato d’Italia. Basta affacciarsi alla finestra e vedremo villette a schiera dove ieri c’erano dune, pinete, spiagge, vedremo mansarde malamente appollaiate su tetti un giorno armoniosi, su terrazzi già ariosi e fioriti. Villaggi che per secoli avevano saputo crescere conservando l’ impronta di un cultura dell’abitare tanto più nobile quanto più povera sono sempre più spesso assediati da nuovi, anonimi, quartieri, che cancellano dall’orizzonte campanili, torri, mura, alberi secolari. Monti, campagne, marine, sono sempre meno il tesoro e il respiro di tutti i cittadini, sono anzi ormai la troppo facile riserva di caccia di chi cinicamente li devasta calpestando il bene comune per il proprio cieco profitto”.

Eppure “le leggi son – come diceva Dante – ma chi pon mano ad esse?”, visto che in Italia la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale è addirittura citata nell’art. 9 della Costituzione.

Conerostarna (1)

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