Quaresima… un vino che è una Pasqua!

Diamante – Verdicchio DOC Classico Superiore (Az Agricola Quaresima)

di Massimiliano Giorgi

Anche il più campanilista vignaiolo della Vallesina è costretto a riconoscere che Cupramontana è il cuore della terra del Verdicchio. Verdicchio vuol dire Marche, ne è l’ambasciatore sulle tavole nel mondo, è stata la prima DOC di questa regione.

Qua la vite si coltiva da più di 1200 anni. Forse nell’800 (si, senza il mille davanti) non lo chiamavano ancora Verdicchio, ma è in quegli anni che si installano i primi “cuprensi” a coltivare uva in quella che oggi è contrada Morella, nella zona di S. Michele, e a far di quelle uve il nonno del Verdicchio.

È alla Morella che oggi la famiglia Quaresima fa nascere il Diamante.

Lo chiamano Diamante, i Quaresima, perché è l’eccellenza della loro produzione: quest’anno 2016 ha dato appena 2661 bottiglie di Diamante (comunque il doppio della scorsa annata, tutte le bottiglie numerate e firmate una ad una.

Uve selezionate e non per modo di dire: S. Michele è identificato come il primo e più importante terroir  a Cupramontana; per il Diamante si coltiva il vigneto più a nord della Contrada Morella, un suolo calcareo e argilloso a 450 metri slm, rivolto a a Sud-Est. Vengono scelti solo i 2 grappoli migliori del ceppo madre e si vinifica prendendo solo il mosto fiore e passato su presse a membrana. Il Diamante fermenta per 20-30 giorni a  18°C e matura per altri sei mesi: dalle botti esce un Verdicchio dal tipico color paglierino con riflessi verdi, ad oltre 14 ° alcolici.

Le caratteristiche del Verdicchio classico fin qui ci son tutte. Ma quando apriamo la bottiglia viene fuori la particolarità, come si confà ad ogni cru.

Per me – adoratore del Verdicchio più duro possibile, con aromi e sapori netti e forti – il Diamante è una piacevole sorpresa: è quel perfetto equilibrio per chi non ama il Classico (perché il Diamante sembra avere solo l’etichetta del Classico Superiore), ma non è ancora l’impegnativo Riserva, che ti spinge a meditazioni da “corksniffer”.

È il frutto di una storia di famiglia e lo dimostrano il Diamante e gli sguardi e le parole dei Quaresima: brillano gli occhi a Fabrizio Quaresima quando ci fa entrare nella cucina della nonna.

Letteralmente: è stata lasciata intatta e funzionante all’interno dell’azienda agricola, così com’era decenni fa. Qui vi può capitare, in una di quelle giornate dove organizzano una tavolata o una degustazione, o uno dei tanti eventi guidati che si fanno per le nostre cantine, di sentire i profumi di quella cucina di casa che noi marchigiani – tutti! – abbiamo impressi nella memoria.

Brillano gli occhi a Fabrizio, quando ci racconta dei pranzi della domenica cucinati dalla nonna, in quello stesso luogo, mentre apre una ad una le bottiglie e ce le fa assaggiare (il verdicchio Filello, poi lo Zuave, fatto con le albicocche, e poi poteva mancare il vino di Visciola?), raccontando una ad una i sapori, dove sta la vigna con cui è fatto, il nome di chi cura le piante: “Dove cresce l’uva per il Diamante nonno non mi ci fa neanche avvicinare e penso mi prende a palate se mi ci trova!”. Ancora qualche decennio, pare, prima che si possa passare tutti i segreti di famiglia, le “ricette”. Si, perché on basta scrivere “Verdicchio”, o “Visciola” per avere un buon prodotto, men che meno qualcosa di superiore ai tanti già assaggiati.

E il Diamante non me lo fai sentire? Chiedo petulante a Fabrizio. “No, te lo porti a casa e poi mi dici” è la risposta.

Ho aspettato qualche giorno, preparando le papille (leggi: smesso il toscano, ritornato ai più soavi Habanos) e poi, azzardando, invece d’andar sul sicuro con una fritturina di pesce (“col Verdicchio è la morte sua” si dice, concordano anche gli avversari storici anconetani!); ho azzardato dei banali maccheroni, affogati su un ragù. Il “sugo del batte”, quanto di più marchigiano ci sia, quello che si preparava in campagna durante la battitura del grano. Eh sì, perché un grande Verdicchio si sposa con tutto

Vitigni: 100% Verdicchio.

  • Zona di provenienza:Cupramontana (AN).
  • Densità di impianto:1000 viti/ha.
  • Sistema di allevamento:
  • Età media delle viti:25 anni.
  • Resa per ettaro:33 quintali di uva.
  • Bottiglie prodotte:700
  • Gradazione alcolica:14,2 °C.
  • Vinificazione:in bianco.
  • Fermentazione:30 giorni.
  • Maturazione: 6 mesi.
  • Colore:Giallo paglierino scarico con spiccati riflessi verdi.
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