L’arte marchigiana di Pericle Fazzini

Si nomini qualsiasi disciplina nel campo dell’arte e si scoprirà con facilità la contaminazione marchigiana. Le Marche hanno partorito donne e uomini che sono stati in grado di lasciare il segno nella storia delle arti, dall’antichità fino a tempi più moderni. Uno di questi è stato Pericle Fazzini, artista, scultore e pittore di grande prestigio internazionale. Una delle sue opere più famose è conservata nella rinomata Sala Nervi del Vaticano, si tratta di una delle sculture più visitate al mondo: La Resurrezione.

L’opera

La Resurrezione è una scultura in bronzo commissionata dall’allora Papa Paolo VI a Fazzini nel 1965 e poi terminata dallo scultore nel 1975, dopo cinque anni di lavoro consumati nella Chiesa di San Lorenzo in Piscibus a Roma. Il lavoro di Fazzini fu inaugurato nel settembre del 1977, alla presenza dello stesso Paolo VI. La sede scelta per la collocazione dell’opera fu niente di meno che l’Aula Nervi, la scenografica Sala Udienze del Vaticano, destinata al colloquio tra il Pontefice e il popolo: un segno indelebile delle radici marchigiane in un contesto esclusivo. Della larghezza di ben 20 metri, la statua è in grado di abbracciare l’intera sala, stupendo ogni presente con la sua austerità e nodosità. La Resurrezione infatti, tra i tanti temi cristiani affrontati nel corso dei secoli da pittori, scultori e gli artisti tutti, è il meno diffuso. In questo pezzo di straordinaria plasticità e forma, il Cristo è radioso, anche se si percepisce dallo sguardo ancora il dolore del sacrificio. Il Cristo è sorretto da forme che ricordano elementi del mondo naturale, un caos di radici e rami, un’esplosione, un Big Bang, la vita stessa. Le influenze barocche privilegiate da Fazzini sono percepibili, nonostante il mondo della materia e della plasticità sia padrone dell’opera.

L’autore

Definito dall’illustre Giuseppe Ungaretti “poeta del vento”, l’artista che è stato Pericle Fazzini ha, con il suo lavoro e il suo pensiero, irrimediabilmente graffiato il ‘900. Nacque a Grottammare, nelle Marche, nel 1913 e la sua formazione iniziò nella falegnameria di famiglia, per poi continuare nella capitale dove si trasferì per studio. Ciò che inspiegabilmente colpiva del suo lavoro era la facoltà di porsi un passo avanti alla tradizione, pur sempre rispettandola. Era però l’energia che i suoi lavori trasmettevano a convincere i mecenate, gli intenditori e successivamente il Vaticano, che il suo fosse un genio fuori dal comune e che, per questo, era necessario creare uno spazio nella storia. Nel corso della sua vita vinse numerosi concorsi illustri e partecipò a grandi eventi d’arte come la Biennale di Venezia con le sue sculture. Arrivò ad esporre fino in Giappone, entrando a pieno titolo nelle file internazionali e culminando poi con l’opera più grande: La Resurrezione. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1987, la sua arte continua a vivere e, come il Cristo Risorto della sua scultura, a trasmettere la potenza rigeneratrice che rinnova costantemente l’essere e le sue manifestazioni, proprio come sosteneva Ungaretti.

«Il Cristo risorge da questo cratere apertosi dalla bomba nucleare: una atroce esplosione, un vortice di violenza e di energia» (Pericle Fazzini)

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